Privacy Bambini

Privacy spiegata ai minori

“Il titolare del trattamento che si rivolge a minori o è (o dovrebbe essere) consapevole del fatto che i suoi beni/servizi sono utilizzati soprattutto da minori (anche quando presuppone il consenso del minore) dovrebbe accertare che il lessico, il tono e lo stile utilizzati siano adeguati ai minori e per loro comprensibili, così che il minore destinatario delle informazioni si renda conto che il messaggio o l’informazione sono diretti a lui”.
(WP260 – Linee guida sulla trasparenza ai sensi del regolamento 2016/679)

Stando agli specifici rimandi alle misure di trasparenza destinate ai minori di cui all’articolo 12, paragrafo 1 del Regolamento (supportato dai considerando 38 e 58), il titolare del trattamento che si rivolge a minori o che sa che i suoi beni o servizi sono utilizzati soprattutto da minori in età da essere in grado di leggere e scrivere è tenuto a garantire che le informazioni e comunicazioni siano trasmesse in un linguaggio semplice e chiaro o con un mezzo che i minori possano comprendere con facilità.

Il titolare del trattamento dovrebbe valutare quali tipi di misure possano essere accessibili in modo particolare ai minori (tra gli altri, ad es., fumetti/vignette, pittogrammi, animazioni, ecc.).

Un esempio calzante di linguaggio adatto ai minori utilizzato come alternativa al linguaggio giuridico originario è la pubblicazione “I diritti dei bambini in parole semplici” di Unicef, che spiega in linguaggio adatto ai bambini la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

I diritti dei bambini in parole semplici

 

Per l’informativa da dare nell’ambito di applicazione dell’art. 8 è necessario che il proponente tenga conto in modo adeguato della possibilità o meno per un minore di comprendere ciò di cui lo si informa.
Il Working Party 29, nelle Linee guida già citate, è molto esplicito e rigoroso su questo punto.

L’obiettivo è quello di assicurare al minore di 14 anni una tutela rafforzata in ordine ad offerte di servizi della società dell’informazione a lui direttamente rivolte, quando queste richiedono il suo consenso.
Tutela che consiste nel fatto che non basta il consenso prestato dall’interessato ma occorre quello di chi ne ha la potestà genitoriale.